|
Inchiesta scoop de Il Secolo XIX Marco Menduni e Ferruccio Sansa
Altro che tesoretto. C’è un tesoro da quasi cento miliardi di euro che lo Stato non ha mai riscosso, nel mega business delle macchinette videopoker e dei giochi. Tre Finanziarie. È scritto nero su bianco nella relazione di una supercommissione di esperti finita sul tavolo del viceministro Vincenzo Visco. Ma l’aspetto più allarmante è che, secondo il Gruppo antifrodi tecnologiche della Guardia di Finanza, parte di questo denaro è finito dritto dritto nelle tasche della criminalità organizzata di Cosa Nostra, soprattutto della cosca di Nitto Santapaola. Sotto il naso di chi avrebbe dovuto controllare: i Monopoli di Stato.
E ora su questo scandalo indagano gli uomini migliori delle Fiamme Gialle, la procura della Corte dei Conti a Roma, diverse procure in tutta Italia (Venezia, Bologna e Roma). Un mosaico che si sta ricomponendo. Un’inchiesta che si riferisce soprattutto agli anni 2004 e 2005, ma la situazione non è cambiata: «È da segnalare a tutt’oggi - scrive la Commissione - il permanere di una percentuale di apparecchiature che dovrebbero essere in rete e che invece non vengono rilevate». Tutto è rimasto - almeno per adesso - sotto silenzio. E uno dei commissari rivela al Secolo XIX: «Pensavamo che questa relazione fosse un’autentica scossa. Invece se n’è parlato pochissimo e la parte relativa alla criminalità organizzata è praticamente “scomparsa”». Dalla relazione della Commissione d’inchiesta: 1/01/2003: risultavano rilasciati 243.846 nulla osta. Di tali apparecchi risultano: 14.996 convertiti, 8.670 ceduti all'estero e 201.377 demoliti 15/11/2004: risultava che gli apparecchi collegati alla rete telematica erano meno del 10% di quelli previsti 1/05/2005: a fronte di 156.678 nulla osta di messa in esercizio, solo 50.990 apparecchi risultavano attivati 14/12/2006: a fronte di 215.388 nulla osta rilasciati, risultavano attivati 199.324 apparecchi 98 miliardi di euro: la somma relativa alle imposte evase e alle multe non pagate |