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Manomesse cento schede di gioco: Sotto sequestro 400 slot clonate
Il loro posto di lavoro era una sorta di sala regia dove almeno un paio di volte al giorno si recavano personalmente per giocare una manciata di euro su alcune slot machine cloni di altre e collegate ai Monopoli di Stato. Collegamento che registrava proprio tale minima parte di giocate. Queste erano attribuite alle vere slot su cui lo Stato si trattiene, per legge, una percentuale. Ma in realtà le giocate vere, cioè quelle sulle slot clonate e ospitate nei bar da ignari gestori dei locali erano molte di più di quelle registrate. Una truffa allo Stato per la quale in due sono stati denunciati.

Quattrocento slot machine e cento schede di gioco clonate sono state sequestrate nel corso dell'operazione denominata «Klon» dagli uomini della Guardia di finanza della tenenza di Jesolo. L'operazione è partita da Jesolo per allargarsi in tutto il Veneto orientale, sulla terraferma mestrina e sulla destra Piave trevigiana: qui sono state scoperte, in bar, pub, tabaccherie e in club privati le slot machine con schede telematiche clonate per evadere il fisco.
 
L'accusa. L'ipotesi di reato contestato ai titolari di due aziende che gestivano le slot machine è di truffa ai danni dello Stato. Un danno all'erario stimato, al momento, in circa tre milioni di euro. Oltre alle postazioni di gioco le Fiamme gialle hanno messo sotto sequestro anche due locali di Jesolo e San Donà, dove queste erano state messe in funzione.

Le norme. Per legge tutte le macchinette che comunemente vengono chiamate slot machine e che si trovano ovunque devono essere collegate ai Monopoli di Stato. Questo perché per ogni giocata lo Stato si trattiene una percentuale. Una fonte innesauribile di denaro per le casse pubbliche. La registrazione delle giocate avviene automaticamente attraverso un sistema telematico di tipo «gprs». Questo serve anche per controllare il corretto funzionamento delle macchinetta, cioè per verificare se la percentuale di vincita è dentro ai parametri stabiliti dalla legge. Quindi per ogni slot c'è un codice identificativo. Questo consente ai Monopoli di inserire i parametri di ogni macchinetta in una banca dati per sapere in ogni momento tutto della slot: giocate, percentuale di vincita e vincite.
 
I controlli. E' grazie alla visura di questi dati che l'amministrazione dei Monopoli di Venezia si accorge che numerose slot mostrano anomalie. Infatti le giocate per ciascuna sono basse. Macchinette che costano molto e rendono nulla. Quasi fossero messe in locali poco frequentati. L'indagine viene affidata alla tenenza della Gdf di Jesolo. Infatti le slot «anomale» appartengono a una ditta di Jesolo. Gli uomini del maresciallo Claudio Recalenda in breve scoprono la truffa.
 
Il trucco. Il titolare della società distributrice, ma pure un suo collega, avevano clonato le schede delle singole slot installate nei bar. Quindi i cloni sono stati collegati alla rete. Di conseguenza i dati ricevuti dai Monopoli non si riferivano alle macchinette installate negli esercizi commerciali i cui incassi sfuggivano ad ogni tassasione. Erano inviati di cloni, che avevano lo stesso codice identificatico degli originali. I cloni erano sistemati in due magazzini. I gestori effettuavano giocate limitate e per pochi euro. Questo per comunicare incassi ridotti e quindi una base imponibile bassa.

 
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