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Jamma) "Nessun condono. Nessuna sanatoria. Ve lo garantisco, del resto l'ha detto anche Romano Prodi". Alfiero Grandi, sottosegretario all'Economia, assume un impegno ben preciso: il Governo non prenderà misure per cancellare il debito delle società concessionarie delle slot machine nei confronti dello Stato. Ma non basta. Grandi fa altre promesse: tutto il settore sarà riordinato, le convenzioni con le società saranno riviste. Gli stessi Monopoli saranno rivoluzionati, addirittura, pare, con la nascita di un'Agenzia dei Giochi.
Sottosegretario, ma gli italiani che hanno seguito l'inchiesta del Secolo XIX, che hanno scritto migliaia di mail a Prodi si chiedono soprattutto una cosa: i 98 miliardi di euro torneranno nelle tasche dello Stato? «Procediamo con calma. La procura della Corte dei conti finora non è arrivata a una condanna definitiva. Sta soltanto studiando il caso sulla base di stime che dovranno essere valutate alla luce delle controdeduzioni dei concessionari. Vedremo che cosa deciderà alla fine il collegio giudicante della Corte». Anche senza applicare sanzioni si parla di un'evasione di proporzioni simili alla Finanziaria... «Vedremo. Noi comunque non abbiamo intenzione di interferire con l'operato della Corte dei conti. Saranno i magistrati a stabilire la somma dovuta dalle società concessionarie. Poi spetterà anche ai Monopoli decidere il da farsi. I compiti del Governo e del Parlamento sono altri».
Vero. Però c'era già chi parlava di un "condono tombale" e di riordinare l'intero settore... «Macché condono. Non ci pensiamo nemmeno. Noi, ripeto, lasceremo che i magistrati facciano il loro lavoro e nel frattempo provvederemo a un riordino del sistema. Perché così non si può andare avanti».
Va bene. Quali saranno le novità? «Prima di tutto servono nuove regole per le convenzioni tra Monopoli e concessionari. Secondo, servono nuove proporzioni tra quello che si verifica e quello che si deve pagare. Non si può lasciare che il tassametro corra all'infinito...».
Non è che dietro a questa "rimodulazione" si nasconda lo sconto alle concessionarie? «No, le nuove disposizioni riguarderanno soltanto il futuro».
Onorevole, lei ha presieduto una commissione d'indagine che ha tracciato un ritratto durissimo del settore giochi. Di chi è la colpa? «Di chi ha avviato la riforma nel 2003. Già allora avevo detto che si trattava di "un'avventura". Oggi confermo: a essere buoni il centrodestra ha avviato un sistema che non funziona con molta leggerezza».
Voi non c'entrate nulla? «Quando siamo arrivati non potevamo mica azzerare tutto. C'è gente che in questo settore ha investito somme enormi. E non si tratta soltanto di investimenti discutibili... Questo sistema adesso c'è e bisogna farlo funzionare. Questo settore ha un giro d'affari di 35 miliardi l'anno e produce entrate per 8 miliardi».
Com'è possibile rimediare a quello che lo stesso viceministro Visco ha definito un disastro? «Dobbiamo fare in modo che la rete informatica cui sono collegate le slot non abbia buchi. Così potremo controllare il gioco. A quel punto ci concentreremo anche sul gioco illegale».
Il rapporto della sua commissione era molto critico nei confronti dei Monopoli. Il direttore Giorgio Tino è indagato dalla Procura di Potenza, è sotto l'occhio della Corte dei Conti che gli ha chiesto 1,2 miliardi di euro di danni. Sedeva perfino nel consiglio di amministrazione di una società di distribuzione dei tabacchi mentre guidava i Monopoli. Com'è possibile che sia ancora al suo posto? «Finora non c'è stata nessuna condanna».
Insomma, non cambia nulla... «Non è vero. Pensiamo di scorporare i giochi e di creare un'apposita agenzia con vertici nuovi. Non basta: anche la Guardia di Finanza potrebbe avere un gruppo di esperti espressamente dedicato ai giochi».
E sulle società concessionarie? Sui legami che alcune hanno con il mondo politico e sulle presunte infiltrazioni mafiose denunciate dalla Finanza? «Finché le società presentano il certificato dell'antimafia non possiamo fare nulla. Formalmente sono in regola, noi non possiamo seguire suggestioni, anche se fondate. Ma noi vogliamo fare finalmente chiarezza, riordinare un settore». da il Secolo XIX |